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Sabatino Moscati, L’arte della Sicilia punica, Ed. Jaca Book, 1988

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Valutazione del grande Sabatino Moscati delle scoperte e dei ritrovamenti avvenuti nell’ultimo venticinquennio in Sicilia (e non solo), anche da un punto di vista artistico.

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Descrizione

Edizione Jaca Book, Milano, 1988 Illustrazioni Fotografie e disegni in B/N e a colori
N. Volumi 1 N. Pagine 207
Dimensioni 23,5 x 30,5 x 2 cm. Peso 1,38 kg.
Descrizione

Q

uesto libro costituisce, pur nella diversità e nell’autonomia della tematica, il parallelo dell’altro che ho dedicato recentemente all’arte della Sardegna punica. Convinto come sono che un grande ciclo di ricerche si è approssimativamente concluso, con la scoperta e la presentazione analitica dei ritrovamenti avvenuti nell’ultimo venticinquennio sui Fenici e i Cartaginesi nelle due grandi isole italiane, ritengo che occorra la valutazione sintetica, soprattutto sotto l’aspetto che è stato finora più carente, quello che attiene al giudizio artistico.

Ho più volte rilevato, e ripeto in questa sede, che sulla connotazione di «arte» v’è molto da discutere e molto da assumere per convenzione. Quella a cui siamo dinnanzi è una cultura materiale, espressione di un artigianato in parte straniero e in parte locale, eminentemente intesa a realizzare le esigenze del commercio. Nel realizzarle, però, accade che i limiti del necessario si travalichino, che il gusto del nuovo e del bello piu o meno inconsciamente emerga.

Per questo, sia pure in via convenzionale (ma non vi sono forse convenzioni analoghe largamente diffuse nel mondo antico?), parlo di «arte». Quanto all’ aggettivo «punica», anch’esso è in parte discutibile e in parte convenzionale. Intatti, stretta e spesso indissolubile (o non utilmente solubile) è la continuità tra i Fenici e i loro eredi Cartaginesi, a cui l’aggettivo più specificamente si richiama. Tuttavia non v’è dubbio che in gran parte la produzione che presenteremo appartiene all’epoca in cui Cartagine esercita già il suo controllo sulla Sicilia; e dunque anche in questo caso la scelta ha una sua ragion d’essere, oltretutto perché offre un termine unitario a un fatto unitario.

Piuttosto, il contatto immediato, totale e continuo con la cultura greca che si veritica in Sicilia, e che è un caso unico in tutto il mondo punico, determina forme d’incontro alle quali dedicheremo la nostra attenzione ma sulle quali possiamo fin d’ora anticipare una considerazione: spesso, specialmente nella fase iniziale, le manifestazioni della cultura materiale greca, più che influenzare quelle della cultura punica, si giustappongono ad essa. Né d’altronde, quando siano reperite in territorio punico e non sia certa la pura e semplice importazione, possiamo ignorarle: per tale motivo, occorre parlare non tanto di «arte punica in Sicilia» quanto di «arte della Sicilia punica».

Come già osservai a proposito della Sardegna, avverto per questo lavoro una certa urgenza, a pena di un complicarsi della realizzabilità. Se, infatti, un certo ciclo si è approssimativamente concluso, altre ricerche con i conseguenti risultati non mancheranno, in una dimensione prevedibilmente sempre più frazionata di imprese e di protagonisti. Accade sempre così quando un nuovo mondo di studi s’apre, per opera di un iniziativa sostanzialmente unitaria come quella che avviai venticinque anni fa insieme a Vincenzo Tusa.

Ehhene: se ancora oggi la sintesi è realizzabile, sulla base di un materiale che ho per così dire immediatamente sotto mano, chi può garantire che, attendendo, essa resti ancora agevole? Soprattutto, avverto la necessità e anzi l’urgenza, a beneticio di coloro che seguiranno la via già aperta, di offrire loro del materiale non solo «grezzo», ma valutato (o avviato a valutazione); del materiale non solo considerato filologicamente di per sé, ma inserito (o avviato a inserimento) nel più vasto quadro della cultura storico-artistica.

In altri termini, dobbiamo pur mostrare di saper valutare ciò che abbiamo scoperto, e di saperlo offrire all’altrui valutazione. O almeno, di aver avviato gli studi in tal senso. Ars longa, vita brevis. Per quanto tempo ancora chi promosse venticinque anni or sono l’apertura di una nuova frontiera negli studi sull’Italia antica può sperare di esserne più o meno protagonista? Anche per questo urge la sintesi; tanto più che fino a ora può trattarsi di una sintesi di prima mano, sia per il materiale, sia per la problematica e la metodologia che ad esso va applicata.

Lo stesso vuoto dell’analisi storico-artistica, che ho più volte osservato, non sarà probabilmente più tale nel naturale sviluppo delle future ricerche…

[Sabatino Moscati]

 

Indice:

  • Presentazione
  • I protagonisti e le vicende
  • Caratteri della produzione
  • Gli insediamenti
  • La Sicilia e l’ambiente mediterraneo
  • La statuaria
  • Il rilievo in pietra
  • Le stele di Mozia
  • Altre stele
  • La plastica e il rilievo in terracotta
  • Arti «minori»
  • Altre testimonianze
  • Considerazioni conclusive
  • Note bibliografiche
  • Indice delle illustrazioni
Note bibliografiche

Prima Edizione Jaca Book del 1988 per la Collana Le Grandi Stagioni, di grande formato, a copertina rigida in tela muta blu scuro; rilegata a filo; stampata su carta semi-lucida di buona qualità e con ampie marginature al testo; dotata di sovracoperta protettiva lucida fotografica; corredata da fotografie e disegni in B/N e a colori anche a tutta pagina.

Stato di conservazione

Più che Ottimo [il volume non mostra danni strutturali, strappi, segni, mancanze o usure gravi che vadano evidenziate; legatura compatta e resistente; copertine rigide quasi intatte e con pochissimi segni del tempo; sovracoperta in ottimo stato, con minimi segni di vissuto ai bordi e lievi opacità da sfregamento ai piatti; coste poco impolverate; ingiallimento delle pagine molto ridotto o assente].

Informazioni aggiuntive

Peso 1.38 kg
Dimensioni 23.5 × 30.5 × 2 cm
Autore/i

Sabatino Moscati [1922-1997]

Edizione

Luogo di pubblicazione

Milano

Anno di pubblicazione

Caratteristiche particolari

Illustrazioni

Formato

Genere

Soggetto

, ,

Colore principale

Lingua

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