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Guglielmo Capacchi, Castelli parmigiani, Ed. Silva, 1997

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“Abbiamo inteso il termine castello nella più vasta accezione del termne; le schede comprenderanno note di storia e di leggenda relative ad una gamma assai ampia di edifici…”

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Descrizione

Edizione e Anno Silva Editore, Parma, 1997 Illustrazioni Fotografie e disegni in B/N e a colori
N. Volumi 1 N. Pagine 526
Dimensioni 22 x 30 x 4,3 cm. Peso (senza imballo) 2,75 kg.
Descrizione

S

iamo perfettamente consapevoli del fatto che ogni premessa o introduzione ha quasi sempre un vago sapore d’inutilitā; il lettore appena smaliziato, in effetti, «tasta il polso» ad un libro anche scorrendolo sveltamente, e ne intuisce intendimenti e strutture senza che occorano chiarmenti preliminari. In questo caso, tuttavia abbiamo ritenuto, più che opportuno, necessario premettere alcune avvertenze perché fossero ben chiari, sia i hmiti di questo lavoro, sia i criteri adottati nella trattazione di una materia che offre tante, e così complesse e controverse implicazioni.

Si poneva, innanzitutto, un problema di definizione: che cosa si deve intendere per castello? La questione potrebbe sembrare, e certamente è, oziosa e irrilevante, ma basta pensare a quante incertezze e discussioni susciti ancora in ltalia (ed ancor piü in Francia) la distinzione tra castello e villa per comprendere come non sia affatto facile dare una definizione sbrigativa che copra i diversi possibili aspetti dell’architettura castellana.

Noi abbiamo inteso il termine castello nella più vasta accezione del termine; le nostre schede comprenderanno quindi note di storia e di leggenda relative ad una gamma assai ampia di edifici; dal castelliere preromano (posto che veramente lo sia) della Val Ceno, alle piccole bastie e case forti sparse nel contado, fino alle rocche della montagna, ai grandi castelli della collina e della pianura ed alle ville-castello che segnano un trapasso (non sempre netto) dall’antica dimora fortificata a quella moderna, confortevole, destinata alla villeggiatura.

Si è cercato di ricordare anche la maggior parte dei fortilizi scomparsi, soprattutto quando ne restava una testimonianza storica sta pur esigua ma, in alcuni casi, anche là dove una salda tradizione locale ne tramandava memoria pu o meno attendibile. Ci siamo quindi trovati di fronte ad innumerevoli tentazioni, e ad alcune di esse abbiamo ceduto: confidiamo di non essere troppo biasimati per aver raccolto a piene mani materiale ricavato dalla tradizione orale locale, perciò forse più interessante per lo studioso di folclore che per lo storico; d’altra parte rammentiamo le sagge parole con cui Cignolini commenta le leggende sul Castellaro delle Valli dei Cavalieri, ricordando come cið che è favoloso «… cambiata qualche circostanza potrebbe anche in qualche parte essere vero», come si dimostrõ poi puntualmente in quel caso specifico.

Inoltre, si tenga presente che questa nostra fatica non ha alcuna ambizione scientifica: essa vuole offrure un quadro d’insieme di dati in gran parte già noti e di altri inediti relativi ad una materia che interessa, anzi affascina strati sempre piü larghi di lettori i quali cercano invano sul mercato librario þubblhcazioni ormai irreperibili da decenni. A questi lettori non abbiamo voluto ammannire un testo difficilmente leggibile, irto di note a pié di pagina, di chiose e rimandi eruditi: abbiamo preferito affidare ad un’ampia bibliografia ragionata, posta alla fine del volume, il compito di indicare le nostre fonti edite o manoscritte.

Le annotazioni indispensabili sono state raccolte tutte alla fine di ciascun capitolo. Sempre per comodità del lettore medio, abbiamo creduto opportuno premettere un Dizionario dei termini tecnici che sono qua e lā usati nela trattazione; è vero che non ne abbiamo certamente abusato, ma il loro impiego qualche volta è stato inevitabile. La nostra ripartizione del materiale in tre parti (castelli della montagna, della collina, della pianura) è certamente discutibile, ma non ne abbiamo trovate di più soddisfacenti: una suddivisione basata su antiche ripartizioni feudali, o su piü o meno lunghe egemonie esercitate da questo o quel casato, o da qualche comunità, avrebbe dato luogo ad una farragine inestricabile, dato l’accavallarsi, spesso convulso, di dominatori vecchi e nuovi, di conquiste e riconquiste succedentisi talvolta nell’arco di poche settimane.

Se non altro, la rpartizione da noi adottata ha il pregio di interessare gruppi di edifici abbastanza omogenei nella loro struttura fondamentale, o comunque legati tutti a condizioni ambientali analoghe. Questo, soprattutto, è stato il motivo che ci ha indotti a scegliere un criterio topografico di suddivisione, pur rendenadoci conto che un criterno autenticamente storico, se fosse stato possibile, avrebbe rappresentato l’optimum.

Non si è creduto utile ricorrere ad una stesura lineare, continua del testo: abbiamo preferito seguire l’esempio di Maggi e Artocchini (I castelli del Piacentino) che sono ricorsi ad una sorta di schedatura sistematica per singoli castelli: apparentemente la materia appare trattata in modo più arido ma, in sostanza, la consultazione diviene rapida ed il testo acquista in essenzialıtā. La scelta di un criterio topografico ci ha anche evitato lo sgradevole compito di invadere il territorio altrui con la nostra trattazione. In altri termini, per «castelli parmigiani» intendiamo quelli che attualmente si trovano (o di cui restano le rovine o il ricordo) entro i confini della
provincia di Parma; quindi niparleremo di tutti quegli edifici fortificati che
Maggi e Artocchini considerano «storicamente» piacentini…

[Dalla Premessa]

 

«Per ciascuna rocca o castello il Capacchi traccia un rapido denso profilo ricorrendo alle fonti ed alla bibliografia specifica. Ove queste tacciono, cerca comunque di dare una risposta ai numerosi interrogativi irrisolti formulando ipotesi che pone come stimolanti congetture… Risultano in tal modo 202 «schede» – tanti sono i castelli presi in esame – di facile, piacevole lettura. Scritte in uno stile piano e brioso, esse rappresentano il felice, intelligente connubio di un discorso di arte, storia e folclore… Le eccellenti e suggestive fotografie di Paolo Candelari contribuiscono non poco a conferire al volume un tono di squisita eleganza e raffinatezza».

«Ogni successivo approfondimento sui castelli parmensi e sulla loro fascinosa storia non potrà non tener conto della pregevole opera del Capacchi»

[Giovanni Gonzi]

Note bibliografiche

Quinta edizione di Silva Editore del 1997, di grande formato; a copertina rigida in tela bianca, con titoli al piatto e al dorso; rilegata a filo; ampie marginature alle pagine; stampata su carta semi-lucida di buona qualità e grammatura; dotata di sovracoperta editoriale lucida fotografica a colori; arricchita da numerose tavole fotografiche e disegni in B/N e a colori.

Stato di conservazione

Ottimo [il volume non mostra danni strutturali, strappi, segni, mancanze o usure gravi che vadano evidenziate; legatura snodata e robusta; copertine rigide molto ben conservate e con pochi segni del tempo, e lievi impolverature ai piatti e al dorso (trascurabili); sovracoperta in ottimo stato, con minimi segni di vissuto ai bordi ed areee con colorazione alterata dalla luce; coste abbastanza luminose; ingiallimento delle pagine alquanto contenuto e limitato ai margini, e nella norma per l’età ed il materiale].

Informazioni aggiuntive

Peso 2.75 kg
Dimensioni 22 × 30 × 4.3 cm
Edizione

Luogo di pubblicazione

Parma

Anno di pubblicazione

Formato

Illustrazioni

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Colore principale

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