Le grandi dimore storiche in Emilia Romagna. Palazzi privati urbani, Ed. Amilcare Pizzi, 1986

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Le dimore signorili sono il principale status symbol, la loro imponenza ed eleganza sono un terreno tra i più battuti dalla competizione tra i ceti signorili…

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Descrizione

Edizione e Anno Amilcare Pizzi per Consorzio fra le Banche Popolari Cooperative dell’Emilia Romagna, Milano, 1986 Illustrazioni Fotografie e disegni in B/N e a colori
Autori Giuseppe Adani, Giuseppina Benassati, Gabriella Incerti, Elisabetta Landi, Marta Lucchi, Graziano Manni, Vincenzo Vandelli e Sergio Venturi Fotografie Marco Ravenna
N. Volumi 1 N. Pagine 239
Dimensioni 26 x 34 x 2,7 cm. Peso (senza imballo) 2,08 kg.
Descrizione

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ungo la scia felicemente segnata dai precedenti volumi, quest’anno le Banche Popolari Cooperative dell’Emilia Romagna propongono un tema di ricerca inconsueto e, in verità, non facile. Le dimore dei signori e dei patrizi delle nostre città, le grandi case in cui risiedevano potere e prestigio discendenti dalle eccelse parentele, dagli uffici pubblici, dai grandi patrimoni di matrice feudale, dalle manifatture e dai traffici mercantili di un tempo, tuttora scandiscono il tessuto dei centri storici della nostra regione, costituiscono di essi l’apparato scenografico laico, che si contrappone, e nello stesso tempo si congiunge, nella trama diffusa dell’altra edilizia, quella comune o borghese o popolana delle vie e delle piazze (le cui diverse armonie sono meno visitate, tuttora, dagli studi), agli altri poli del prestigio e del fasto edilizio cittadino, le chiese.

Chiese e palazzi signorili, spiritualitā e potere urbano, erano il binomio condizionante la vita della gente dei secoli passati, assai più delle regge e dei palazzi pubblici, i cui abitatori vivevano in sfere di rado toccabili nella dimora di cittā stavano invece i padroni della terra e del bestiame, i proprietari delle altre case ed i datori di lavoro, i mercanti che facevano il prezzo dei cereali e delle derate; nella chiesa vi era il buon Dio di tutti i giomi, il buon Dio a cui rivolgersi ed in cui sperare, nel bene e nel male.

Entrambi, chiese e palazzi, sono la città, la nostra cittă, viva e quotidiana, dei secoli passati. Nel palazzo si consumano le vicende umane del ceto dominante, si piangoni lutti, si celebrano le nascite ed i matrimoni, si cospira, si intriga e si festeggia. Il palazzo sostenta schiere di dipendenti e le loro famiglie. I patrimoni, le intraprese ed i traffici commerciali, le ricchezze sono amministrati e gestiti nel palazzo di città, in epoche in cui non si è ancora formata la cesura tra l’abitare ed il lavorare, tra la dimora e la sede degli affari.

E nel palazzo la palestra delle idee, della cultura e dell’arte. Le dimore signorili sono il principale status symbol, la loro imponenza e la loro eleganza sono un terreno tra i più battuti dalla competizione tra i ceti signorili: talora è nei costi per edificarle e per mantenerle che vanno ricercate le cause del declino o del dissesto di fortune familiari. I palazzi signorili dunque, costellazione di centri nevralgici della vita cittadina di un tempo, restano oggi, in gran parte, soltanto silenziose testimonianze storico-artistiche, armoniosi abbellimenti della scena delle nostre vie urbane, talora monumenti di grande significato urbanistico e stilistico, spesso luoghi di incontro di prodotti eccelsi delle arti plastiche e figurative.

I loro ruoli originari, i loro rapporti con le realtà sociali nelle quali erano collocati ed alle quali erano funzionali, possiamo e dobbiamo leggerli attraverso il linguaggio perenne degli architetti, degli scultori, dei plastici, dei pittori e dei decoratori che ci hanno consegnato queste realtā cittadine, tuttora parte dei nostri domestici orizzonti, che incontriamo ogni giorno nelle nostre vie, che magari guardiamo senza vedere.

È stato forse questo guardare distratto, non soltanto il nostro, di persone qualunque, ma anche, almeno in un passato neppure troppo remoto, di coloro che avrebbero dovuto «guardare» o meglio vigilare per dovere pubblico, a favorire, in parte, usi ed abusi consumati in tante antiche dimore, e nei loro contesti ambientali, tali da renderne spesso poco leggibili e meno allettanti i caratteri originari. È dunque alla scoperta di questi caratteri che il volume interdisciplinare di quest’anno si propone di accompagnare il lettore, recandogli i frutti di una ricerca che, dagli aspetti architettonico-urbanistici a quelli decorativi, a quelli dell’arredo e del collezionismo fino a quelli dell’intrattenimento teatrale e musicale, presenta il palazzo cittadino, onore e decoro delle società passate, come una realtà tuttora palpitante di valori culturali ed artistici non abbastanza conosciuti.

E, nello stesso tempo, ci auguriamo che quest’opera sia vista come un omaggio ed un incoraggiamento per tutti coloro, soggetti pubblici e privati, che stanno affrontando, con intelletto d’amore, i problemi del restauro e della conservazione delle antiche dimore, proponendosi una loro rispettosa fruizione civile coniugata con l’esaltazione dei valori di storia e di cultura in esse presenti.

[Fausto Battini, Presidente del Consorzio tra le Banche Popolari Cooperative dell’Emilia Romagna]

 

Indice:

  1. Giuseppe Adani, Il palazzo di città. Una dimensione concettuale
  2. Vincenzo Vandelli, Città e palazzi
  3. Gabriella Incerti, L’architettura del palazzo: l’evoluzione di un tipo
  4. Giuseppina Benassati, La decorazione
  5. Graziano Manni, L’arredo d’epoca
  6. Elisabetta Landi, I visitatori e le immagini
  7. Marta Lucchi, Musica in palazzo
  8. Sergio Venturi, Tra meraviglia, arte e scienza: il collezionismo
  9. Bibliografia generale
  10. Indice delle dimore citate.
Note bibliografiche

Pubblicazione di grande formato di Amilcare Pizzi realizzata nel 1986 come strenna bancaria per il Consorzio fra le Banche Popolari Cooperative dell’Emilia Romagna; a copertina rigida in tela marrone, con titolazioni in bianco al piatto e al dorso; rilegata a filo; pagine stampate su carta semi-lucida di buona qualità e grammatura; dotata di sovracoperta editoriale lucida fotografica a colori; arricchita da numerose tavole fotografiche e disegni in B/N e a colori anche a tutta pagina.

Stato di conservazione

Come Nuovo [il volume non mostra danni strutturali, strappi, segni, mancanze o usure gravi che vadano evidenziate; legatura compatta e resistente; copertine rigide ben conservate e con pochi segni del tempo; sovracoperta in ottimo stato, con minimi segni di vissuto ai bordi ma con alcune opacità da sfregamento ai piatti; coste abbastanza luminose; ingiallimento delle pagine lievemente presente ai margini ma non disturbante, e nella norma per l’età ed il materiale].

Informazioni aggiuntive

Peso 2.08 kg
Dimensioni 26 × 34 × 2.7 cm
Edizione

Luogo di pubblicazione

Milano

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Illustrazioni

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