BookStore - Giovanni Landucci, L’occhio e la mente. Scienze e filosofia nell’Italia del secondo Ottocento, Ed. Leo. S. Olschki, 1987

Giovanni Landucci, L’occhio e la mente. Scienze e filosofia nell’Italia del secondo Ottocento, Ed. Leo. S. Olschki, 1987

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L’analisi di riviste, carteggi e fondi manoscritti, e la ricostruzione dell’itinerario di singoli intellettuali stanno cambiando l’immagine di quella che si usa definire l’«Età del Positivismo»…

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Descrizione

Edizione e Anno Leo S. Olschki, Firenze, 1987 Collana Biblioteca di Storia della Scienza, #25
N. Volumi 1 N. Pagine 314
Dimensioni 17,4 x 24 x 1,9 cm. Peso (senza imballo) 0,63 kg.
Descrizione

Titolo completo originale: «L’occhio e la mente. Scienze e filosofia nell’Italia del secondo Ottocento».

Fra le tante ragioni che sono all’origine delle recenti ricerche sulla cultura italiana del secondo Ottocento c’è anche un diffuso interesse per la storia non solo delle idee, ma anche delle varie discipline ed istituzioni scientifiche. Un numero crescente di studiosi formatisi intorno agli anni settanta e quindi cresciuti senza complessi nei confronti della tradizionale storiografia «idealistica», sollecitati da una serie di problemi contemporanei, stimolati dal lavoro svolto in altri paesi non ha trovato affatto disdicevole di occuparsi di argomenti e di personaggi che erano stati del tutto ignorati o sommariamente liquidati in passato.

La schedatura di numerose riviste, l’esplorazione di carteggi e di fondi manoscritti, la ricostruzione dell’itinerario di singoli intellettuali e della storia di singoli centri stanno in parte cambiando l’immagine di quella che si usa definire l’«Età del Positivismo»; per cui oggi, più che in passato, si è in grado di individuare i limiti delle interpretazioni fondate su opzioni filosofiche, su prospettive etico-politiche o su prese di posizione ideologiche.

È un dato di fatto che i nomi e le dottrine di Kuhn, Popper, Foucault, Lakatos e di altri epistemologi o storici della scienza sostituiscono sempre più di frequente quelli di Croce e di Gentile. Se ci si limitasse a ignorare o a citare con eccessiva sufficienza le opere dei due grandi maestri italiani o se si continuasse a pronunciare l’inutile e rituale condanna del loro «idealismo» e delle loro «responsabilità» solo perché si son trovati altri padri non si andrebbe molto lontano.

Croce e Gentile hanno fatto benissimo il loro mestiere; tanto che chi ha creduto di metterli da paite rovesciando specularmente i loro giudizi storici non ha saputo uscire dalla loro avvolgente presenza. Chi se ne è liberato ha dovuto tornare alle fonti, rileggere i testi (anche quelli trascurati e dimenticati), dare una nuova definizione del sapere e dei suoi compiti, ampliare i campi di indagine, occuparsi non solo delle «idee» ma anche delle «cose», di molte più «cose».

Su questo terreno, in verità non del tutto vergine, sono cresciute  molte delle ricerche recenti, le quali, a loro volta, non sono prive di condizionamenti. Per rendersene conto basterebbe stilare una bibliografia di quegli studi che sono stati «sollecitati» dalle tematiche connesse all’emancipazione della donna, alla devianza ed alla trasgressione, alla malattia in tutte le sue forme, all’emarginazione, al diritto penale, agli aspetti «notturni» della psiche, al progresso tecnico-scientifico ed al dominio dell’uomo sulla natura.

Si dovrebbe forse concludere che la «contemporaneità», oltre che negli schemi interpretativi, entra anche nella scelta degli argomenti e nella rilevanza che viene ad essi attribuita. Ma quando il mondo della carta stampata viene integrato da quello degli oggetti e degli strumenti, quando il lavoro scientifico dei singoli individui e dei singoli centri viene collegato con quello delle «comunità», quando si presta attenzione ai programmi che non furono realizzati o si registrano le dichiarazioni di fallimento o si ripercorrono quei sentieri interrotti che non hanno condotto ad alcun risultato rilevante…  quella che a molti era sembrata l’età delle certezze e degli entusiasmi (o magari delle infantili certezze e degli entusiasmi senza ragione) va assumendo sembianze più veritiere.

Non è un fatto di poco conto che oggi, tutto sommato, i testi nei quali vengono descritte le esperienze di laboratorio, o nei quali vengono presentati «casi» e raccolti materiali o nei quali vengono discussi metodi e ipotesi interpretative godano maggior credito dei discorsi programmatici o celebrativi. Né è trascurabile il fatto che l’attività scientifica delle istituzioni, le tecniche terapeutiche messe in atto negli ospedali, i documenti ed i reperti conservati nei gabinetti, negli istituti e nei musei siano ritenuti più importanti delle cerimonie di inaugurazione.

In tal modo, la quantità delle conoscenze tecniche e particolari unita all’ampiezza dell’orizzonte ed alla molteplicità delle chiavi di lettura hanno finito per cambiare, almeno in parte, i giudizi storici sulla cultura italiana del secondo Ottocento.

Chi ha lunga memoria potrebbe anche sorridere di fronte a talune ingenuità e a taluni entusiasmi della recente storiografia o di fronte al gioco degli specchi di certa epistemologia che ha il gusto dei rovesciamenti e della scomposizione semantica. Ma che dire allora di quelle storie della cultura nelle quali si dedicano numerose pagine al «filologo» Trezza e si sorvola su quella grande filologia che ha trasmesso alle future generazioni magistrali indagini sulle fonti, testi inediti, edizioni critiche e che ha pazientemente raccolto e pubblicato tradizioni orali, canti proverbi e detti popolari, favole miti e superstizioni?

Note bibliografiche

Prima Edizione Olschki del 1987, a copertina morbida, con titoli e in nero e rosso al piatto e al dorso; rilegata a filo; stampata su carta semi-lucida di buona qualità.

Stato di conservazione

Come Nuovo [a livello strutturale non si notano danni, scritte, segni, strappi o usure gravi che vadano evidenziate; legatura compatta e molto resistente; copertine morbide ben tenute, con minori segni di vissuto ai bordi e al dorso, e leggere velature di polvere ai piatti; ingiallimento delle pagine alquanto ridotto, e non anomalo per l’età ed il materiale; coste lievemente impolverate].

Informazioni aggiuntive

Peso 0.63 kg
Dimensioni 17.4 × 24 × 1.9 cm
Edizione

Luogo di pubblicazione

Firenze

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