A.I. Galletti, R. Roda e F. Solmi, Sulle orme di Orlando. Leggende e luoghi Carolingi in Italia, Ed. InterBooks, 1987

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Catalogo-Saggio nato da una mostra-studio itinerante, promossa dai Comuni di Ferrara e di Perugia, a carattere etnografico-antropologico.

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Descrizione

Edizione e Anno InterBooks, Padova, 1987 Illustrazioni Fotografie e disegni in B/N e a colori
Curatela Anna Imelde Galletti, Roberto Roda e Franco Solmi (con contributi di Franco Cardini) Coordinamento Redazionale Centro Etnografico Ferrarese
N. Volumi 2 N. Pagine 370 + tavv. fotografiche
Dimensioni 22 x 23,5 x 4,2 cm. Peso (senza imballo) 2,25 kg.
Descrizione

I

 racconti e le esperienze della nostra infanzia sono pieni delle storie di incauti personaggi che incuriositi da porte chiuse e dimenticate, dopo un’invitante occhiata dal buco della serratura, finiscono per dischiuderle con risultati per lo più disastrosi. Non v’è dubbio comunque che la loro curiosità abbia avuto almeno una prima soddisfazione. Per fortuna il mistero che irrompe trova poi completo chiarimento nel canonico lieto fine. La nostra speranza è giustappunto questa. Dimentichi infatti dei consigli di genitori e maestri, indotti da qualche cattivo Lucignolo abbiamo soltanto, lo giuriamo, giratola chiave.

Spadoni impazziti, querce in caduta libera, pietroni rotolanti, arcangeli in cabrata, destrieri sfarfallanti. E poi, giganti. Una turba, un’orda di giganti delle razze e nelle fogge più disparate: guerrieri saraceni, bestioni selvaggi, santi frangiflutti, draghi armati di mazzafrusta… E mentre piuttosto calpestati, e un po’ pentiti, cercavamo di richiudere quella porta, abbiamo capito che Orlando era bell’e passato. Se ne vedevano le tracce.

Aprire una vecchia porta è sempre e comunque una trasgressione: la quale, a ben pensarci come ci insegna la benevola saggezza delle fiabe – non sempre viene punita. Dipende dalle intenzioni del trasgressore e dall’ aiuto dei suoi eventuali compagni. Quanto alle intenzioni, cercheremo di darne conto fra breve. E certo che di compagni ne abbiamo trovati più di quanti ce ne aspettassimo, e non solo ci hanno aiutato ad aprire quella porta, ma non hanno esitato a lanciarsi con noi dietro la dissonante turba liberata, seguendone le orme per le strade della penisola.

Non dappertutto, è vero. Da qualche parte non siamo ancora riusciti ad arrivare: ci siamo fermati assai prima dell’Aspromonte calabro, dove un Orlando conquistò le prime glorie, e di quello marchigiano, dove pure ci dicono che un Orlandino uccidesse Almonte. Esaurite le monete d’oro regalateci da qualche buon genio e castellano generoso, rimaste chiuse ricche caverne delle quali, nonostante ripetuti tentativi, non abbiamo indovinato la parola magica, non è stato possibile inseguire per mare qualcuna delle misteriose creature che sapevamo inerpicata sugli alberi di qualche galea veneziana in rotta verso la Dalmazia o nascosta fra gli emigranti di un bastimento diretto nelle Americhe e in Australia.

Come di regola nelle grandi Cerche, abbiamo perso notizia di qualche compagno d’avventura: Tullio Seppilli, rimasto, crediamo, imprigionato dalla magia dei poeti norcini; Fabio Foresti, smarrito dietro Orlando nei labirinti della letteratura popolare. Ma certamente, come di regola, riappariranno nelle prossime puntate. Perché l’avventura, come che sia cominciata, è appena agli inizi. I duri, come si sa – non offenderemo la cultura del lettore citando chi l’ha detto – cominciano a giocare quando il gioco si fa
duro.

Bisogna anche dire che, se multiforme era la turba degli inseguiti, altrettanto multiforme era la turba degli inseguitori – tanto che in certi momenti non si sapeva più chi fossero gli inseguitori e chi gli inseguiti, specchiandosi ognuno nella sua preda o nel suo cacciatore. Diverse le armi della caccia, diverse le letture delle orme, diversi i linguaggi del richiamo. Orlando attraversava davvero le strade di tutti e a ciascuno, intenzionalmente, lanciava segnali nella sua propria lingua, per attirarlo dietro di sé.

Così, alla fine, ci si è accorti che il lungo peregrinare della compagnia aveva incrociatoi percorsi piu vari della storia della cultura italiana. Questo ci ha riconfortati. Da molto tempo la «mitologia carolingia» non trovava attenzioni sufficienti al di fuori della sua vitalità letteraria e colta, ove ci si occupava piuttosto di testi che di temi. Il che significava rinunciare ad aspetti diversi, ma sempre integranti della concretezza storica e antropologica del fenomeno.

Lungi da noi, s’intende, l’idea di riproporre separazioni da laboratorio fra cultura «alta» e cultura «popolare»: ben più complessi ci sembrano gli intrecci nella fortuna dei miti cavallereschi. Per questo non crediamo neppure che l’oggetto della ricerca possa essere rinchiuso nel ghetto di una «cultura subalterna» di maniera, in cui si intrecciano tendenze di stampo paternalistico e populistico, generando ipotesi manichee di esclusiva immissione «dall’alto» o di autonoma e polemica elaborazione «dal basso».

Quello della concretezza della pratica sociale, del viverne e organizzarne lo spazio ci è sembrato il sentiero più agevole per inseguire un Orlando proteiforme che sa leggere il paesaggio, misurare l’orizzonte, custodire il cammino, fondare le città. Orlando è un linguaggio, nel quale si esprimono alcune delle più profonde radici storiche di un’identità culturale contemporanea. I risultati della ricerca dovranno essere, serenamente, verificati, discussi e approfonditi. Ad ogni buon conto, come che debba andare, ci sentiamo rassicurati (un po’) dalla voce di un poeta forse non men grande di Turoldo:

«E c’è chi vince, e c’è chi perde,
chi perde la testa, chi perde la gloria
e ai nostri arride alfin la vittoria.»
(
E. Luzzati, I Paladini di Francia)

[Anna Imelde Galletti / Roberto Roda]

 

L’opera è così strutturata:

  • Vol. 1 – Anna Imelde Galletti e Roberto Roda, Sulle orme di Orlando (Leggende e luoghi Carolingi in italia – I paladini di Francia nelle tradizioni italiane: una proposta storico antropologica), Ed. InterBooks
  • Vol. 2 – Franco Solmi e Angelo Andreotti, Sulle orme di Orlando (I Celebranti nel Tempio e nella Cripta del paladino), Ed. InterBooks [raccolta fotografica, redatta con la collaborazione di Angelo Andreotti]

I due tomi scaturiscono da una Mostra-Studio itinerante promossa dal Comune di Ferrara e dal Comune di Perugia, e coordinata dal Centro Etnografico Ferrarese (C.E.F.).

Note bibliografiche

Prima Edizione esauritissima del 1987, con copertina morbida lucida illustrata, pagine stampate su carta partinata di buona qualità e grammatura; corredata da un imponente apparato iconografico in B/N e a colori.

Stato di conservazione

Nuovo [copia intatta proveniente da magazzino editoriale: l’editore InterBooks non esiste più e le rimanenze di magazzino sono state acquisite in gran parte dalla nostra Libreria; eventuali cedevolezze nella legatura a colla sono dovute alla corposità del volume ed all’essicazione della medesima dovuta al tempo trascorso].

Informazioni aggiuntive

Peso 2.17 kg
Dimensioni 22 × 23.5 × 4.7 cm
Edizione

Luogo di pubblicazione

Padova

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Caratteristiche particolari

Illustrazioni

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