BookStore - Francesco Gabrieli (a cura di), Le mille e una notte, Ed. Einaudi, 1958

Francesco Gabrieli (a cura di), Le mille e una notte, Ed. Einaudi, 1958

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Le mille e una notte appartengono oggi al patrimonio universale dell’umanità. Ci raccontano l’Oriente mitico e fantastico. Un Oriente che non esiste piú…

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Descrizione

Edizione e Anno Einaudi, Torino, 1958 Curatela Francesco Gabrieli [1904-1996]
Collana i Millenni Illustrazioni 32 tavole illustrate a colori
N. Volumi 4 Pagine XXXVI + 730 + 758 + 658 + 787
Dimensioni 15 x 22.5 x 19,8 cm. Peso (senza imballo) 4,35 kg.
Descrizione

L

e mille e una notte (in arabo. Alf laila wa laila) è una celebre raccolta anonima di novelle in arabo, ma di lontane origini indo-persiane, conosciuta in Europa ai primi del XVIII sec. attraverso la libera traduzione francese di Antoine Galland. Il testo canonico si è formato, nella sua redazione attuale, in Egitto tra il XV e il XVIII secolo.

Una storia-cornice, secondo l’uso di molte opere narrative sanscrite, inquadra l’intera opera: il re Shahriyār, dopo aver ucciso la moglie infedele, sposa ogni sera una nuova donna che la mattina successiva viene fatta morire. La figlia del vizir, Shahrazād, escogita un piano: intrattenere il re ogni notte con un nuovo racconto. Dopo mille e una notte il re sposa Shahrazād, che diviene regina.

Il materiale incluso in questa cornice è disparato: alcuni racconti appartengono all’antico fondo indiano dell’opera, altri rivelano l’apporto persiano (una raccolta persiana di «mille storie» Hazār afsāne è infatti considerata lo stadio prearabo delle «Notti»), altri sono ispirati alla civiltà arabo-musulmana, presso cui le Mille notti arie sembra fossero già note, in traduzione araba, nel IX secolo. Entro questo strato arabo si suole distinguere a sua volta un fondo iracheno (con la figura del califfo abbaside Ḥarūn ar-Rashīd) e uno più recente egiziano, formatosi al Cairo in epoca mamelucca (XIII-XVI sec.).

Le mille e una notte, oltre a presentare una serie di racconti e aneddoti brevi, conglobano romanzi e cicli narrativi autonomi poi incorporati nella raccolta, fra cui il roman­zo cavalleresco di ‛Omar an-Nu‛mān, il gruppo dei sette Viaggi di Sindbād, e altri cicli che compaiono anche separatamente nella narrativa orientale. Di altissimo valore documentario, comparativistico e folcloristico, Le mille e una notte sono esteticamente assai disuguali: accanto a novelle universalmente celebri, come Aladino e la lampada incantata e ‛Alī Bābā e i 40 ladroni (che però sono escluse dalla vulgata egiziana corrente), ve ne sono altre meno famose ma di pregio non inferiore (imperniate sulla vita del popolo egiziano nel tardo Medioevo), altre ancora di scarso valore.

Benché l’opera non rifletta in realtà il più autentico arabismo antico e medievale, la raccolta ha avuto in Europa immensa fortuna e resta comunque un classico della letteratura universale.

Si tratta dell’edizione finita di stampare il 10 febbraio 1958 della monumentale impresa di Einaudi: la prima versione italiana integrale dall’arabo delle Mille e una notte ( in arabo: ألف ليلة وليلة‎, Alf layla wa layla; in persiano: هزار و یک شب‎, Hezār-o yen šab ), diretta da Francesco Gabrieli e curata da Antonio Cesaro, Costantino Pansera, Umberto Rizzitano e Virginia VaccaL’opera appartiene alla collana I Millenni e ospita 32 illustrazioni fuori testo, distribuite nei 4 volumi, che riproducono miniature della Scuola safawide, della Storia di Alessandro Magno di Escander Nameb, dal Libro dei Re di Firdusi (Secolo XVI) e dalle illustrazioni di Kalila e Dimna della Scuola mesopotamica (Secolo XIII).

 

«Le mille e una notte appartengono oggi al patrimonio universale dell’umanità. Ci raccontano l’Oriente mitico e fantastico. Un Oriente che non esiste piú. Una leggenda, un’immagine evanescente che non corrisponde a nulla di reale. Tuttavia la nostalgia di esso sopravvive nell’immaginario degli scrittori e dei pittori. Considerato una favola, una parabola sulla condizione della donna ovunque e in ogni tempo, questo testo rimane di grande modernità. Shehrazade è una ragazza dei nostri giorni che potrebbe aver scelto di lottare in modo intelligente avvalendosi di un espediente: non attacca direttamente; dà prova di intelligenza, di astuzia, e di capacità di invenzione… Shehrazade è un simbolo, una bella metafora di tutte le letterature del mondo. È normale che ritorni oggi per parlare, raccontare, far sognare uomini e donne non intorno all’Oriente, ma sulla condizione umana qui e ora».

[Tahar Ben Jelloun]

Note bibliografiche

Ristampa dell’Edizione del 1955, nella prestigiosa Collana “i Millenni“; a copertina rigida in tela beige alle fiancate e rossa ai dorsi, con titoli al dorso e fregi dorati al piatto e al dorso; dotata di cofanetto protettivo in tela rigida decorata a colori con estrattore in seta bianca; rilegata a filo; stampata su carta opaca di buona qualità e con buone marginature al testo; arricchita da numerose tavole illustrate a colori f.t.

Stato di conservazione

Più che Buono [nonostante l’età dell’articolo, i volumi non mostrano danni strutturali, strappi, segni, mancanze o usure gravi che vadano evidenziate; legature snodate e robuste; copertine rigide in buono stato, con spigoli netti, minimi segni di vissuto ai bordi e leggere velature di polvere ai piatti; coste poco impolverate; ingiallimento delle pagine abbastanza ridotto e nella norma per l’età ed il materiale; cofanetto integro e senza cedimenti strutturali, con fiancate un po’ vissute ma di bell’aspetto, alcuni logorii di bordo alla tela messi in sicurezza con colla vinilica, qualche sporcatura di polvere agli interni di fiancata e logorii alla seta dell’estrattore].

Informazioni aggiuntive

Peso 4.35 kg
Dimensioni 15 × 22.5 × 19.8 cm
Edizione

Luogo di pubblicazione

Torino

Anno di pubblicazione

Illustrazioni

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