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Gardenio Granata, Dai classici una lezione di vita…

Nel libro XII delle “Metamorfosi” ovidiane viene narrata una trasformazione da donna in uomo. Tra le 250 meta-morfosi elaborate dal genio poetico di Ovidio quella della bellissima vergine Cenide, pur poco nota, è invece, a mio avviso estremamente significativa come esempio assai calzante della violenza sulle donne e non solo nel mondo antico ma in particolare nella nostra società contemporanea!

I versi in cui la storia si dipana vanno dal 189 fino al 207: “Era famosa per la sua bellezza Cenide figlia di Elato, la più bella ragazza della Tessaglia, richiesta invano da tanti pretendenti […] Lei non volle sposare nessuno, ma, mentre percorreva una spiaggia isolata, subì la violenza del dio del mare. Nettuno, quand’ebbe goduta la gioia dell’amore vergine (cioè dopo averla stuprata) [«aequorei vim passa dei est / utque novae Veneris Neptunus gaudia cepit»] le disse: «Esprimi un desiderio; scegli quello che vuoi». Rispose Cenide: «Questa violenza produce un desiderio grande di non dover più patire una cosa simile. Fammi non essere più donna e mi avrai dato tutto».

Le ultime parole le pronunciò con timbro più grave tanto che poteva sembrare la voce di un uomo quale stava diventando. Così avvenne, e la splendida fanciulla si mutò nel maschio Ceneo ottenendo anche il privilegio della invulnerabilità! Ora al di là della maestria narrativa del grande poeta latino, siamo di fronte ad un caso unico nell’antichità… una bellissima giovane donna che a fronte della violenza subita chiede di mutare il suo genere e diventare uomo!

La vicenda contiene diversi elementi di riflessione. Il trauma dello stupro talmente intenso da indurla a voler cambiare natura, la figura maschile vista come ancora di salvezza! Se ci confrontiamo con la contemporaneità notiamo subito che l’unico elemento in comune è la pena provata. Nessuna donna oggi che abbia purtroppo subito una tale vergognosa violenza vorrebbe diventare uomo. Certo questa è una situazione estrema (lo stupro) ma la violenza sulle donne conosce un ventaglio esperienziale piuttosto ampio nella sua drammaticità: a parte il trauma fisico (comunque gravissimo) esistono le molestie reiterate, le violenze psicologiche, la paura di maltrattamenti di ogni tipo, fino al culmine intollerabile del femminicidio!

Mi sono sempre chiesto come ciò possa accadere, cosa spinga un uomo a forme comportamentali così aberranti. In una società che si definisce civile i rapporti donna – uomo vanno intesi come rispetto della diversità naturale, rispetto reciproco delle idee e dei desideri, delle scelte! La figura della donna – oggetto non può più trovare alcuna giustificazione. Pensate al paradosso della narrazione ovidiana in cui un dio (quindi un uomo con poteri assoluti) dopo aver profittato brutalmente di Cenide, quasi per un malcelato senso di colpa, nella sua onnipotenza chiede alla donna di esprimere un desiderio…

Ora questo rientra nel “gioco” letterario del più grande regista metamorfico, ma ci racconta di un pentimento che noi non possiamo né ammettere né accettare! Spesso le donne si vergognano di denunciare soprusi che temono non vengano presi sul serio e anzi le si guardi come responsabili delle brutalità di cui vengono fatte oggetto. Il mondo antico era clamorosamente “maschilista” e solo pochissime voci si sono levate a tutela delle donne, tra queste quella di Seneca che in un frammento tratto dal “De matrimonio” scrive: «Le donne non pretendono di essere capite ma rispettate… Esse sono il paesaggio più bello che tu possa mai visitare, trattale come un monile prezioso e in cambio loro ti trasporteranno dentro un sogno che tu neppure immagini!!».

La lezione del grande filosofo di Cordova sia sempre presente in noi!! Il dialogo intelligente, con ironia e autoironia quando serve, sia la nostra guida verso una forma di civiltà in cui la “barbarie” vada non solo esclusa ma anche severamente punita!!!

Prof. Gardenio Granata
15 Febbraio 2021

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