Lajos De Zilahy, Deux Prisonniers, Ed. Librairie Plon (Paris), 1929

Lajos De Zilahy, Deux Prisonniers, Ed. Librairie Plon (Paris), 1929

Due prigionieri è un romanzo di guerra del 1926 di Lajos Zilahy, scrittore ungherese emigrato negli Stati Uniti, noto anche per la sua attività di sceneggiatore

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Descrizione

Edizione e Anno Librairie Plon, Paris, 1929 Traduzione dall’Ungherese S. Ch. De Leo et F. Pfeiffer
N. Volumi 2 N. Pagine 305 + 336
Dimensioni 12,8 x 19,8 x 4,7 cm. Peso (senza imballo) 0,55 kg.
Descrizione

Collana: «Feux Croisés – Ames et terres étrangères».

«Due prigionieri è un romanzo di guerra del 1926 di Lajos Zilahy, scrittore ungherese emigrato negli Stati Uniti, noto anche per la sua attività di sceneggiatore.

Tutto inizia a Buda, qualche mese prima dello scoppio della Grande guerra. Due giovani, Peter e Miett si frequentano nei salotti della buona borghesia dalla capitale ungherese. “Era settembre. Le sette di sera. Sulle colline di Buda, un tárogató suonava tristemente, e pareva desse l’addio all’estate. All’angolo di una via, appoggiato al bastone, un giovane ascoltava. Ora ch’era in quei paraggi, non provava più alcun desiderio di recarsi al tè del dottore, fra gente che gli era estranea e a cui non aveva niente da dire”. Dopo numerosi incontri, con l’approvazione delle famiglie e degli amici, si sposano. Passano i primi sei mesi del matrimonio tra feste e ricevimenti, Pietro ha una buona posizione in banca, la vita a Buda è brillante, i due sposi non si rendono conto dell’immane tragedia che sta per rovesciarsi sull’Europa intera.

Peter viene richiamato alle armi e dopo poco parte con il suo battaglione, per andare a combattere in Russia, dove verrà fatto prigioniero. Il padre di Miett, molto anziano, muore, lasciandola con pochi mezzi. La prigionia in Russia durerà sette anni. Lo Zar viene trucidato dai Bolscevichi che vanno al potere. Le condizioni dei prigionieri magiari sono di giorno in giorno più disperate. Nel frattempo la bella Miett, che ha adesso venticinque anni ed è una delle donne più desiderate della capitale, dopo aver cercato di resistere alla corte dell’affascinante Golgonszky, cede con fermezza. “Il corpo della donna è fatto per essere dato al maschio. L’importante è solo il gesto ed il momento in cui lo si offre”. Inizia il grande amore e il ricordo di Pietro – con cui Miett ha vissuto solo pochi mesi – si stinge nel malinconico passato. Nel frattempo Pietro, per resistere alla disperazione che si impossessa dei prigionieri nel campo di concentramento di Tobolsk, in cui sono rinchiusi, frequenta una donna del villaggio: Zinajda, che tutti i giorni gli offre platonicamente la sua amicizia.

Finalmente i prigionieri vengono riportati in patria. Miett, divisa tra l’amore per Golgonszky e il senso del dovere che la lega a Pietro, si reca in stazione dove – al suono della banda municipale – arrivano i reduci della guerra, accolti dalle autorità civili e militari. Solo in stazione Miett apprende che Peter non c’è: il colonnello la informa che è morto di tifo petecchiale negli ultimi giorni di prigionia. Miett sviene e, poco dopo, sposa Golgonszky.

Sono passati tre anni, Miett è madre di due belle bambine, ma non è del tutto serena: vuole sapere dov’è sepolto Peter. Sono anni che lo chiede al marito Golgonszky, che ormai è diventato Ministro del nuovo governo. Questi finalmente organizza una spedizione e – dopo aver salutato le figlie – si avventura con la moglie, il segretario e l’autista, nelle steppe ucraine, alla volta di Tobolsk. Quando l’auto arriva in paese Golgonszky scende e chiede informazioni per raggiungere il cimitero. Sono di fronte a una piccola locanda: “Il Cacciacapriolo”. Qui vede una donna (Zinajda) con una bimbetta in braccio e quello che sembra il proprietario (Peter), vestito con il camiciotto azzurro dei “Piccoli russi”. Avute le informazioni risale in macchina e si avviano verso il cimitero. Peter vede, senza riconoscerla, una bella dama velata, passare dietro i vetri fumè della lussuosa vettura diplomatica.»

L’opera è scritta in francese, e rientrava nella collana ‘Feux Croisés – Ames et terres étrangères‘.

Note bibliografiche

Traduzione dall’ungherese al francese, in edizione a copertina morbida stampata su carta di tipo economico, pubblicata dalla Libreria Plon (Parigi); si tratta della seconda opera di Zilahy (1926) e probabilmente questa è la “prima assoluta francese”; la tiratura è stata limitata e numerata in 3300 esemplari (ns. #1185); anche in tempi recentissimi, l’edizione in brossura (di non semplice reperibilità) conserva quotazioni che oscillano tra €65 ed €150; l’edizione a copertina rigida (ancor più rara e coeva della nostra) supera gli €250.

Stato di conservazione

Buono/Ottimo [visto il materiale di non elevata qualità, il libro mostra segni del tempo e di usura non trascurabili, seppur di carattere non strutturale; bordi irregolari e dorsi “molto vissuti” ma ancora funzionali e rinforzati ove necessario con colla vinilica; alcune macchie e fioriture alle pagine; legatura a filo ancora robusta; ingiallimento delle pagine presente ma nella norma, in quanto stampata su carta speciale progettata per edizioni a lunga durata; firma della precedente proprietaria in antiporta].

Informazioni aggiuntive

Peso 0.55 kg
Dimensioni 12.8 x 19.8 x 4.7 cm
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