F.W. Deakin e G.R. Storry, Il caso Sorge, Ed. Einaudi, 1966

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Collana Saggi (#380) Traduttrice Luciana Pecchioli
Anno Einaudi, Torino, 1966 Illustrazioni Fotografie in B/N f.t.
N. Volumi 1 N. Pagine 360
Dimensioni 16 x 21,5 x 3,1 cm. Peso (senza imballo) 0,63 kg.
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«Questa è la storia di una spia, una spia molto speciale. Lasciate stare ‘007’ e i romanzi fascinosi di Jan Fleming perché Richard Sorge ebbe una sola arma a disposizione: l’intelligenza. In quanto alle belle donne contrasse un paio di matrimoni, ma a Tokyo si mise a vivere con una cameriera-artista e scultrice, giovanissima, conosciuta in un piccolo locale della città. Sorge era un intellettuale comunista, profondo conoscitore della Cina e del Giappone, nato a Baku nella Russia Meridionale. Parlava alla perfezione l’inglese, il francese, il russo e il tedesco.

Lo impiccarono, all’età di 44 anni, nel carcere di Sugamo, a Tokyo, il 7 novembre 1944 (settanta anni fa) dopo tre anni di detenzione. Un suo vecchio compagno di cella, Teikichi Kawai ha raccontato: “Non ci fu bisogno di trascinarlo verso la forca. Camminava tranquillo e non si fermò davanti all’altarino con le immagini sacre. In giapponese disse di essere un cittadino sovietico e aggiunse un Viva il comunismo , ma sempre con l’aria tranquilla”.

Quella di Sorge è stata davvero una vita incredibile. Su di lui sono stati scritti almeno una trentina di libri e il regista francese Yves Ciampi ha realizzato, molti anni fa, un film. Alcuni di quei libri sono stati tradotti anche da noi (Il caso Sorge, Ed. Einaudi) e di lui hanno scritto Indro Montanelli, Enzo Biagi, Guido Piovene e gli storici W. Deakin e G.R Storry e tanti altri. Nell’allora Unione Sovietica, nessuno aveva mai voluto parlare di Sorge perché il lavoro di spionaggio è sempre stato un tabù per ogni grande Stato. Ma ecco che, il 5 novembre del 1964, l’organo delle forze armate Stella rossa rende noti dossier e messaggi che Richard Sorge aveva inviato da Shanghai, da Canton e da Tokyo. Il giornale spiegava poi che la figura di Sorge non era in alcun modo da accostare alle spie raccontate nei romanzi occidentali perché: “Lui non scassinava casseforti per rubare documenti; i documenti gli venivano mostrati dai loro proprietari. Non sparava per entrare dove aveva bisogno di entrare; le porte gli venivano gentilmente aperte dai custodi del segreto”.

Nel 1974 parlano di Sorge anche la Pravda e la Komsomolskaia Pravda che – scrivono – ha dimostrato “splendide dosi di coraggio, iniziativa, autocontrollo, assiduità straordinaria e un grande talento di organizzatore”. È stato un «grande antifascista, un comunista, uno studioso di primo piano, un bravo giornalista e un grande agente segreto». Richard, in quegli anni, è stato anche decorato come “Eroe dell’Unione Sovietica” e le poste hanno già messo in circolazione un francobollo con il suo viso. Inoltre, una strada di Mosca è stata dedicata al suo nome.

Piano piano, il suo grande lavoro viene a galla e anche in Occidente si parla della «più grande spia sovietica di tutta la Seconda guerra mondiale». E il suo contributo è stato davvero grandioso. Ha salvato Mosca dall’assedio nazista. Sì, proprio così: ha salvato Mosca quando la capitale dell’Urss, circondata dagli invasori (1941), era ormai sul punto di cadere. Era riuscito ad avvertire gli alti comandi sovietici che le truppe giapponesi non avrebbero assolutamente attaccato l’Unione Sovietica perché i piani militari prevedevano altri obiettivi. Non si trattava di ipotesi, ma di notizie certe e verificate. Così, nel giro di qualche giorno, erano state ritirate dalla Siberia intere divisioni sovietiche con aerei, carri armati e cannoni che, con un trasferimento gigantesco, erano state scaraventate a valanga sul fronte di Mosca, riuscendo a travolgere gli attaccanti nazisti. Insomma, il contrattacco tanto sperato che, poi, si fermerà solo a Berlino.

Ma Sorge aveva informato Mosca anche di attacchi locali, di provocazioni giapponesi, di finte o tentate invasioni in questa o quella zona. Sempre con esattezza, precisione di date e di riferimenti militari. Un lavoro gigantesco e puntuale. Ma l’agente segreto di Mosca aveva fatto di più, molto di più. Aveva informato Mosca dell’invasione nazista e della data (con l’errore di un giorno) d’inizio dell’operazione Barbarossa. Addirittura con tutte le direttrici d’attacco, le armate e i mezzi che sarebbero stati utilizzati dai generali di Hitler. Ma Stalin aveva infilato quelle notizie in un cassetto definendole «poco fondate». Insomma, si fidava ancora dell’accordo Molotov-Ribbentrop. Una tragedia, dunque, una vera tragedia. Tutta la vita di Richard Sorge è comunque una specie di incredibile romanzo, ma con un piccolo dettaglio: è tutto vero, provato, certificato. Come si è visto Sorge era nato a Baku il 4 ottobre del 1895. Suo padre era un ingegnere che lavorava nel Caucaso per una compagnia petrolifera tedesca. La madre, invece, era russa. La coppia con il bimbo piccolo, era tornata a Berlino. Richard, anni dopo, ricordava ancora il nonno che era stato segretario particolare di Carlo Marx. Ancora studente, il ragazzo era partito per la grande guerra ed era rimasto ferito sulla Somme, guadagnando anche una decorazione. Al ritorno in patria si era laureato in economia.

Nel 1928 Sorge era partito per la Cina assunto da una azienda tedesca. Laggiù aveva imparato il cinese. Tornato in patria durante la Repubblica di Weimar, si era iscritto, con profonda convinzione, al Partito comunista tedesco, partecipando a lotte e battaglie anche di strada. Era tornato di nuovo in Cina e poi nell’Urss, come rappresentante del Partito Comunista tedesco nel Comintern. Subito dopo, era stato assunto dai servizi segreti sovietici per dare il via ad una complessa operazione di spionaggio denominata «Ranzai». Rischiando la pelle il nostro uomo era tornato a Berlino, già in mano ai nazisti, e si era fatto assumere da uno dei più importanti quotidiani tedeschi: la Frankfurter Zeitung, come corrispondente da Tokyo. Aveva già la fama di profondo conoscitore dei mondi cinese e giapponese, della situazione politica ed economica dei due grandi paesi e aveva anche pubblicato saggi e studi su tutta una serie di riviste specializzate. Con incredibile coraggio e faccia tosta, nella capitale tedesca, utilizzando il suo vero nome e cognome, era entrato nel mondo nazista della stampa, dalla porta principale.

Giunto a Tokyo, tutti lo avevano accolto nella comunità tedesca della capitale nipponica, come un grande esperto, un iscritto al partito nazista fin dalla prima ora, un coraggioso combattente della prima guerra mondiale. Era alto, di bell’aspetto, di profonde letture e conoscitore del mondo asiatico come pochi. Aveva anche un gran fascino – racconteranno poi tutti – anche per il suo stile di vita un po’ bohemien e per lo stile impeccabile delle corrispondenze che inviava a Berlino. La Germania nazista voleva, come è storicamente noto, unirsi al Giappone e all’Italia fascista in un fronte unico e solidale. Sorge era davvero diventato subito prezioso per l’ambasciatore tedesco a Tokyo, il generale Eugen Ott. Con lui redigeva i rapporti per Berlino anche in base alle notizie che attingeva dall’amico principe Konoye, primo ministro giapponese e da un gruppo di industriali e militari.

Nel frattempo era entrato in contatto con alcuni compagni comunisti giapponesi che avevano accettato di lavorare per lui e per l’Unione Sovietica. Tra loro c’erano un paio di intellettuali, un pittore e un prezioso radiotelegrafista. Così, da Tokyo, tutto arrivava anche a Mosca, con dettagli e particolari di grandissimo rilievo. Sorge, tra l’altro, aveva informato il Cremlino che il Giappone avrebbe portato a termine le prime azioni di guerra nel Pacifico. Nel 1941, infatti, i bombardieri levatisi in volo dalla flotta al comando dell’ammiraglio Nomura, avevano attaccato e distrutto la flotta americana a Pearl Harbor. Sorge passava giornate intere all’ambasciata tedesca di Tokyo, insieme al generale Ott e, insieme a lui e a volte da solo, compulsava carte, redigeva rapporti, scriveva articoli, fotografava impianti e armi nuove. Nell’ottobre del 1941, venne arrestato dalla polizia segreta giapponese che era arrivata a lui per un banalissimo incidente di uno dei suoi collaboratori che vennero tutti impiccati.

A lui toccò tre anni dopo. In casa sua, la polizia trovò 1.500 libri di economia e cultura giapponese. La donna con la quale conviveva, la cameriera Hanako Ishii, quella conosciuta in un localetto di terz’ordine a Tokyo, non confesserà mai niente. È lei che, per anni, dopo che l’Urss aveva ufficialmente riconosciuto i grandi meriti del compagno, spia ed eroe, ha tenuto in ordine la tomba di Richard. A due passi da Tokyo.»

[Wladimiro Settimelli]

Note editoriali Terza Edizione italiana, coeva della prima, a copertina rigida con sovracoperta fotografica e fascetta editoriale originale. Stato di conservazione: Ottimo [il tempo trascorso ha certamente lasciato qualche segno, come una leggera opacità da sfregamento alla sovracoperta ed un ingiallimento della carta concentrato alla costa superiore ed alle prime e ultime pagine neutre del tomo; non presenta abrasioni, strappi, segni o rovinature; legatura assai robusta e tenace; sovracoperta e fascetta strutturalmente più che ottime].

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Peso 0.63 kg
Dimensioni 16 x 21.5 x 3.1 cm
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