BookStore - Mario Appelius, Asia gialla (Giava, Borneo, Indocina, Annam, Cambodge, Laos, Tonkino, Macao), Ed. Alpes, 1926

Mario Appelius, Asia gialla (Giava, Borneo, Indocina, Annam, Cambodge, Laos, Tonkino, Macao), Ed. Alpes, 1926

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Mario Appelius negli anni ’20-’30 si imbarcò come mozzo su una nave italiana e girò Indocina, Cina, Filippine, India…

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Descrizione

Edizione e Anno Alpes, Milano, 1926 Illustrazioni 60 fotografie in B/N f.t.
N. Volumi 1 N. Pagine 490
Dimensioni 14 x 19,7 x 3,4 cm. Peso (senza imballo) 0,59 kg.
Descrizione

Mario Appelius negli anni ’20-’30 si imbarcò come mozzo su una nave italiana e girò Indocina, Cina, Filippine, India. Paesi che descrisse con una forma forse un po’ aulica ma molto efficace.

“Venticinque anni sono trascorsi da quando il pellegrino di Angkor giungeva in vista del monumento formidabile in un carro annamita tirato da due buoi e chiedeva ospitalità per la notte ai bonzi del Tempio!

Nel crepuscolo tropicale la grande foresta dell’alto Camboge stendeva a perdita d’occhio la sua immensità carica di mistero. E le genti sorridenti del luogo, abituate a vivere in mezzo alle macerie solenni della razza, guardavano con curiosità l’uomo bianco che si aggirava fra i loro alberi ed i loro macigni, che vagava la notte sulle terrazze imbiancate dalla luna, che rimaneva ore ed ore estatico a contemplare le quattro mitre di granito come se i suoi occhi fossero affascinati da un magico incanto.

Ora quegli occhi si sono chiusi per sempre in un meriggio ambrato della Bidassoa. Qui una lapide banale ricorda il soggiorno del poeta: una frase retorica su una lastra di marmo. Pian piano la figura di Pierre Loti s’affonda nelle lontananze del tempo, superata ormai dalla storia del mondo che incalza e dallo sviluppo commerciale delle colonie che deforma irreparabilmente le sue visioni”.

Fin da bambino, Appelius manifestò vivo interesse per i viaggi e l’avventura tanto che, dopo l’ennesima fuga di casa, per punizione fu costretto dal padre a imbarcarsi come mozzo su una nave italiana. Disertò anche il modesto lavoro nella marina mercantile e cominciò a vagabondare fra Egitto, India, Indocina, Filippine e Cina. Varie attività, affari, situazioni in giro per l’Asia e l’Africa ne favorirono la maturazione imprenditoriale, artistica e personale tanto che, a soli vent’anni, aveva già visitato tre continenti, sempre in bilico tra povertà e benessere.

Autodidatta, durante un soggiorno in Italia, ebbe occasione di collaborare con Il Popolo d’Italia che gli offrì una corrispondenza dall’Africa mentre era al seguito di un’esplorazione nella quale era stato ingaggiato come interprete. Da quell’episodio, durante gli anni trenta, cominciò la sua carriera di scrittore di successo, grazie alla vena artistica che lo contraddistingueva per le sue fantasiose e forbite descrizioni delle città, dei popoli e degli stati che andava visitando nei cinque continenti. Nel 1930 fondò il Mattino d’Italia di Buenos Aires che diresse fino al 1933. In seguito fu corrispondente di guerra de Il Popolo d’Italia in Etiopia e in Spagna.

Grande e documentato viaggiatore, restò fino all’ultimo un convinto fascista. Nel 1938 fu tra i sostenitori pubblici del Manifesto della razza che precedette la promulgazione delle leggi razziali fasciste. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu radiocommentatore; era la sua voce a ripetere alla radio italiana il motto: “Dio stramaledica gli Inglesi!” con riferimenti e frasi contro il famoso complotto “demo-pluto-masso-giudaico.”

Dopo l’invasione tedesca della Polonia, fece notare che i successi germanici erano dovuti all’applicazione delle tecniche già impiegate dagli italiani in Catalogna, nella Guerra civile spagnola, peraltro opinione corrente nei circoli militari. Nel corso della guerra si allineò completamente alla propaganda dell’Asse, talvolta inventando di sana pianta battaglie vittoriose per il Terzo Reich. Nonostante la grande popolarità delle sue trasmissioni radiofoniche, il rifiuto di negare le difficoltà incontrate dalle forze armate italo-tedesche negli ultimi tempi lo rese inviso al Ministero della Cultura Popolare, fino al suo definitivo allontanamento dal microfono il 20 febbraio 1943. Dopo la fine della guerra venne processato per apologia del fascismo e condannato, ma grazie all’amnistia Togliatti evitò la carcerazione.

Note bibliografiche

Prima Edizione del 1926, a copertina rigida in tela beige con illustrazioni e titoli in rosso e azzurro al piatto e al dorso; rilegata a filo; ampie marginature alle pagine; dotata di cofanetto cartonato rigido editoriale con applicazioni illustrate a colori sulle fiancate; arricchita da fotografie in B/N f.t. su carta semi-lucida.

Stato di conservazione

Ottimo [il volume – che si avvia al suo primo secolo di vita – strutturalmente è molto ben conservato, senza danni, rotture, mancanze o rovinature degne di nota; legatura snodata e resistente; copertine ancora integre e senza mancanze ma lievemente inscurite dal tempo; ingiallimento della carta presente ma tipico della carta e dell’epoca; coste un po’ impolverate; cofanetto completo ma con diversi punti di usura superficiali ed alcuni rinforzi a nastro adesivo trasparente o colla vinilica in alcuni punti].

Informazioni aggiuntive

Peso 0.59 kg
Dimensioni 14 x 19.7 x 3.4 cm
Autore/i

Mario Appelius [1892-1946]

Edizione

Luogo di pubblicazione

Milano

Anno di pubblicazione

Caratteristiche particolari

Illustrazioni

Formato

Genere

Soggetto

Lingua

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