BookStore - G. Guadalupi (a cura di), Guide Impossibili, Ed. FMR, 30 voll.

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Descrizione

Curatore Gianni Guadalupi Collana Guide Impossibili
Editore e Anno Franco Maria Ricci, Milano, 1985-1994 Illustrazioni Tavole a colori applicate a mano
N. Volumi 30 (Serie Numerata di 5000 esemplari) N. Pagine circa 200-250 pagg. per tomo
Dimensioni 17 x 26 x 99 cm. Peso (senza imballo) circa 30 kg.
Descrizione

Coorg, Fuegia, Lolozia, Crimtartaria, Sogno, Pegù, Argovia & Brisgovia… i volumi di questa collana, ideata e diretta da Gianni Guadalupi, narrano e illustrano luoghi appartati e remoti, lontani dalle autostrade e dalle rotte dei jet: terre nascoste e inaccessibili, ricche un tempo e spesso anche oggi di meraviglie naturali e umane, di riti misteriosi e variopinti: oppure mete più vicine e famose, visitate però da viaggiatori-scrittori che ce ne rivelano lati inaspettati.

Terre, paesi, città, antichi reami sono presentati sia attraverso un raro e spettacolare apparato iconografico, frutto di ricerche appassionate, sia attraverso i testi di ardimentosi e sagaci visitatori del passato che narrano esperienze invidiabili e temibili avventure.

Ogni volume è corredato da una “Nota del curatore” con alcuni chiarimenti storici e geografici che ne rendano ancora più apprezzabile la lettura. Chi non si rassegna a considerare impossibili gli itinerari descritti, troverà molto divertente, oltre che utile, l’accurata sezione dei “Consigli pratici”, perfettamente aggiornata. Ecco la struttura dell’opera:

  1. Coorg (1985) – Iconografia: Acquarelli di costumi indiani (XVIII sec.) e rovine (XIX sec. Coll. MacKenzie)
    Un remoto reame sperduto fra i monti dell’India meridionale, abitato da una fiera popolazione di cacciatori; la sua esplorazione e conquista ad opera degli inglesi, narrate da un giovane ufficiale propenso alle conquiste amorose quanto a quelle belliche; le città morte della giungla, i paradisi naturali delle Montagne Azzurre, gli splendori e le miserie dei rajah… I testi sono illustrati da acquarelli d’epoca che rappresentano i luoghi e i costumi del Coorg e di altre contrade dell’India meridionale, tratti dalle collezioni dell’India Office Library di Londra e qui riprodotti per la prima volta.
  2. Fuegia (1986) – Iconografia: Mappe, acquerelli di animali e degli indigeni fueghini (inizio 1700) di Duplessis
    O Terra del Fuoco, e altri territori circonvicini della Magellania La Terra del Fuoco, una delle lande più inospitali del mondo e tuttavia ricca di un fascino strano e selvaggio; i suoi indigeni che Darwin definì “più simili agli animali che all’uomo”, i naufragi, la corsa all’oro, i deportati, l’invasione degli ovini, le avventure di improbabili conquistatori e sfiduciati colonizzatori e l’immancabile trionfo dell’Uomo Bianco, nelle pagine di naturalisti, ufficiali di marina, eruditi locali e giornalisti tendenti al razzismo. Ventitré disegni acquarellati inediti, provenienti dal diario del naturalista francese Duplessis (1699), danno vita al paesaggio e agli abitanti di quell’arcipelago di rocce e di ghiacci
  3. Lolozia (1986) – Iconografia: Incisioni a buline colorate a tempera della metà del Seicento di piante e animali
    Il Far West della Cina: una misteriosa popolazione autoctona, arroccata sulle impraticabili Grandi Montagne Fredde, viveva in barbara libertà, tenendo in scacco le armate dei mandarini, derubando carovane e predando armenti del Celeste Impero. Solo agli inizi del Novecento vi penetrarono i primi esploratori europei, che ci narrano qui le loro defatiganti scorribande su e giù per balze e dirupi. Le quindici raf?nate e curiose incisioni acquerellate sulla flora e la fauna cinesi che impreziosiscono il libro sono tratte da un rarissimo volume secentesco conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze.
  4. Crimtartaria (1986) – Iconografia:Tavole d’epoca con costumi popolari crimeani, paesaggi, città
    Ovvero Governatorato di Tauride, con un’escursione nella Steppa dei Calmucchi La Crimea prima e dopo la conquista russa: i Khan tartari, le loro sontuose dimore, gli harem, le razzie, gli schiavi, le congiure di palazzo, nelle stupite pagine di coloro che per primi osarono avventurarsi fra le sue steppe desertiche; le ville di delizie e i loro edenici parchi, i paradisi della nobiltà russa in quella che divenne la Riviera degli zar, descritti da ironici ospiti occidentali; la vita primitiva dei nomadi calmucchi e le loro curiose usanze. Il volume è illustrato con incisioni acquarellate tratte dall’Atlante annesso al Voyage dans la Russie méridionale del Pallas (1794).
  5. Sogno (1986) – Iconografia: Acquerelli del 1747 illustranti scene di vita missionaria nell’Africa Occidentale
    Bamba, Pemba, Ovando e altre contrade dei Regni di Congo, Angola e adiacenti Orrori e stupori, pericoli e miracoli, preghiere e fattucchiere, incanti ed elefanti, deliri e martìri: l’Angola secentesca vista da pii e curiosi padri cappuccini in cerca d’anime, fra serpenti boa, negre lussuriose e schiavisti portoghesi. Il volume, a cura di Paolo Collo e Silvia Benso, è illustrato con tavole a colori tratte da un manoscritto inedito conservato presso la Biblioteca Civica di Torino.
  6. Indiania (1987) – Iconografia: Ritratti di guerrieri indiani eseguiti ad olio (1830 c.) da John Catlin e paesaggi
    Ovvero il Paese delle Ombre Rosse Indiania, paese degli indiani: con questo toponimo i geografi del primo Ottocento denominarono l’immenso deserto nordamericano, quelle Grandi Praterie che qualche decennio dopo avrebbero fornito con il nome di Far West uno scenario all’epopea letteraria e cinematografica. Quel mare d’erba era solcato allora solo da mandrie di bisonti e da tribù di pellirosse cui avidi visi pallidi fornivano alcol e polvere da sparo in cambio di pellicce. Questo libro, illustrato con i dipinti di George Catlin, ci presenta il paese dei pellirosse in tre momenti cruciali: la vita di una tribù prima dell’avvento in massa dei visi pallidi, l’inizio della conquista bianca e la tragedia delle guerre indiane.
  7. Gulistán (1987) – Iconografia: Miniature persiane di corte e battaglie tratte da un manoscritto del 1810
    Ovvero il Paese delle Rose Dipinta dai poeti e dai novellieri come il Gulistán, “il Paese delle Rose”, la Persia era in realtà una contrada di pietraie, rovine e ramarri: le sue vaste città erano colme di macerie e di scorpioni, e attraversate da torme di sciacalli; le sue oasi paradisiache stavano come rannicchiate fra piatte solitudini di sabbia cementata dal sale. Dal 1797 al 1834 regnò su quel polveroso Reame delle Rose il secondo sovrano della dinastia Qajar, Fath Alí Scià. Famoso per la bellezza del suo volto, affascinava i visitatori occidentali con la conversazione spiritosa e la voce bassa e suadente. Convennero alla sua corte gli ambasciatori della Francia napoleonica e dell’impero britannico, gareggiando per accattivarsi l’alleanza del sovrano. Uno dei protagonisti di quelle trattative fu l’autore di questo libro, illustrato con le miniature di un manoscritto Qajar.
  8. Lhasa (1988) – Iconografia: […]
    Con un’escursione al sacro lago di Manasarovar, e altri luoghi del Tibet Misterioso La Città Proibita per antonomasia e i misteriosi recessi del Tetto del Mondo: fiumi sacri, inaccessibili monasteri, nevi eterne, briganti infidi, lama reincarnati, carovane perdute, mandarini ostili: il fumettone della scoperta del Tibet nelle pagine di coloro che riuscirono a violarne i segreti e soprattutto di coloro che non vi riuscirono. Ai testi, che narrano le emozioni della penetrazione in un ambiente ostile quanto la superficie lunare e più pericoloso ancora in quanto abitato, si affiancano le riproduzioni degli acquarelli di un ufficiale inglese che agli inizi dell’Ottocento si spinse al di là dell’Himalaya in cerca delle sorgenti del Gange.
  9. Circassia (1988) – Iconografia: Mappe, paesaggi caucasici e costumi popolari acquerellati (fine 1700)
    Ossezia, Cecenia, Due Cabarde e altre contrade caucasiche circostanti la Strada Militare di Georgia Il Caucaso ottocentesco: un mosaico di tribù selvatiche e cavalleresche occupate in interminabili faide e in una secolare guerra con l’orso russo. Quel mondo di montanari feroci e ospitali è qui descritto da un ineffabile viaggiatore inglese che nel 1839 si recò avventurosamente in quella remota e pericolosa contrada, spinto dalla simpatia per la lotta del Davide circasso contro il Golia zarista e attirato dal fascino di un Oriente assai diverso dai languori di Costantinopoli e della Persia. Un testo del più famoso pittore russo dell’Ottocento ci conduce invece a passeggiare fra le bellezze e le stranezze del Caucaso conquistato e pacificato. Il volume è illustrato con incisioni acquarellate tratte dall’Atlante annesso al Voyage dans la Russie méridionale del Pallas (1794)
  10. Pegù (1988) – Iconografia: Acquerelli di vedute birmane eseguite da C. Grant attorno al 1855
    E altri reami dell’impero birmano visitati e descritti dall’ambasciata inglese colà spedita nel 1795 Sulle labirintiche coste di quella che un tempo si chiamava India Transgangetica e oggi si chiama Indocina, v’era un piccolo reame tutto concentrato attorno al corso erratico di grandi fiumi vagabondi. Il Pegù, tale il nome del regno e della sua capitale, abbondava anche di rubini, zaffiri, ametiste e giade; di immaginari elefanti bianchi; di donne vezzose vestite con drappi trasparenti e chiusi con negligenza. Con Ava e l’Arakàn, il Pegù era uno degli Stati che si dividevano il territorio dell’odierna Birmania. Sul finire del Settecento gli inglesi cominciarono a interessarsi a quei vicini deboli e ricchi. Nel 1795 il sovrano di Ava e del Pegù vide arrivare alla sua corte il primo ambasciatore britannico. Era il capitano Symes, autore di questo libro, illustrato con una serie di acquarelli del 1855.
  11. Argovia e Brisgovia (1989) – Iconografia: Vedute e costumi tratte da “Il costume antico e moderno” di Giulio Ferrario, 1833
    Viaggio di qua e di là dal Reno in compagnia di due esimii scrittori Argovia & Brisgovia, nomi dal suono suadente e dal misterioso aroma vagamente esotico, nascondono due contrade fra le più belle d’Europa: la Foresta Nera e le Vallate Svizzere attorno al corso del Reno. Esse sono qui percorse e decritte per la gioia del lettore da due viaggiatori d’eccezione: Alfred Michiels, scienziato camminatore, che nel 1867 batté palmo a palmo boschi e dirupi dello Schwarzwald, e Victor Hugo, che nel 1838 risalì tutto il corso del Reno, riversando i piaceri di quel romantico itinerario in pagine deliziose per freschezza pittorica e amabile ironia. Il volume è illustrato con tavole tratte dall’imponente opera del Ferrario, Il costume antico e moderno.
  12. Carpazia (1990) – Iconografia: Acquerelli di costumi popolari magiari di Théodore Valério
    Jazygia, Haiduchia, Gran Cumania, Piccola Cumania, Selva Baconia e altre terre della Corona d’Ungheria Cinte dall’immenso arco montuoso dei Carpazi, le Terre della Corona d’Ungheria spaziavano nell’Ottocento da Fiume alla Transilvania, annoverando, oltre alle contrade ungheresi propriamente dette, Croazia e Slavonia, Rutenia e Slovacchia, Voivodina e Banato; componevano un patchwork etnografico fatto di magiari che si vantavano discendenti di Attila, tzigani che si spacciavano per autentici superstiti degli antichi egizi, valacchi che si volevano figli dei legionari di Traiano, slavi d’ogni ceppo, sassoni, ugonotti e perfino armeni; formavano un paese patinato di civiltà europea eppure estremamente esotico, dove scrittori e pittori come Théodore Valério, autore degli acquarelli che illustrano queste pagine, andavano in cerca di ispirazione.
  13. Pampa (1991) – Iconografia: Vedute acquerellate della Pampa, di Buenos Aires, costumi popolari (XIX sec.)
    Tierra Afuera e Tierra Adentro “Piana ricoperta d’erba, steppa”; tale il significato della parola pampa, che fu applicata dai conquistatori spagnoli alle savane argentine estese dai monti di Córdoba al basso Paraná e dall’estuario del Río de la Plata alle prime alture della Patagonia. Colpiti dalla loro immensità, i viaggiatori le paragonavano al mare. è in quel mondo che ci trasportano le immagini, tratte da un album di litografie del 1830, e i testi di questo volume, il principale dei quali è opera di uno dei personaggi più curiosi dell’Argentina ottocentesca, pur ricca di esemplari umani notevoli, Lucio Victorio Mansilla, giornalista, militare e uomo politico, che si spinse quasi disarmato tra le feroci tribù degli indios pampeani per convincerli a non predare troppo le fattorie dei coloni.
  14. Sublime Porta (1991) – Iconografia:Ritratti dei dinasti ottomani dal fondatore Osman a Abdul Aziz
    (Bab-i-Alì) ovvero Istanbul sultaniale Per alcuni secoli il palazzo dei sultani di Turchia fu agli occhi dell’immaginazione europea un variegato palcoscenico su cui si recitavano le invidiabili lussurie e le esecrabili crudeltà del Dispotismo Orientale. Quel gran teatro, che fu detto Sublime Porta dal nome dell’accesso riservato ai visitatori infedeli, godeva di un repertorio inesauribile di stravaganze interpretato da una tetra dinastia di guitti. Indiscreto e curioso, questo libro svela i segreti di stanze celate a ogni sguardo, fra eunuchi bianchi e neri, giannizzeri e concubine, pascià a due e tre code, visir, muftì, cadì, odalische. Ci fanno da guida nella perduta Topkapi ottomana alcuni ciceroni d’eccezione, che vi penetrarono ai felici tempi della sua torpida decadenza, mentre una straordinaria serie di ritratti miniati ci mostra i volti per la verità non troppo truci dei dinasti di Turchia.
  15. Ingermanlandia (1992) – Iconografia: Vedute di San Pietroburgo e dintorni
    Ovvero San Pietroburgo, Zarskoje Selo, Gatcina, Oranienbaum, Peterhof e altri luoghi di delizia degli Zar di Tutte le Russie Palmira boreale, Babilonia del Nord, algida Venezia del Baltico; con queste metafore la capitale dell’immenso impero zarista, San Pietroburgo, entrò ai tempi di Caterina II nel novero delle grandi città d’Europa. Creata dal nulla, la città di Pietro il Grande spostò il baricentro della Russia verso Occidente e si diede un volto rococò e neoclassico. I suoi visitatori stupivano e stupiscono dinnanzi alle palazzate e alle colonnate, alle guglie e alle cupole specchiantesi nelle acque dei canali. Questo volume, che s’intitola all’antico Governatorato d’Ingermanlandia, ci conduce su piroscafi, battelli, carrozze e slitte; ci porta dai fasti imperiali all’abbandono e alla desolazione dei primi anni postrivoluzionari; ci mostra la città in una serie di vedute ottocentesche.
  16. Etèria (1992) – Iconografia: Acquerelli e stampe a colori di areostati (secc. XVIII-XIX)
    Ovvero gioie e dolori di viaggiatori aerostatici Se l’invenzione più utile del secolo dei Lumi fu la macchina a vapore, la più bella fu certamente la mongolfiera, fragile navicella volante affidata al carezzevole o rovinoso capriccio dei venti, prima, temeraria realizzazione dell’ambizioso sogno umano di imitare gli uccelli. Questo libro, illustrato con sorprendenti progetti di aerostati, ci solleva negli invisibili e impalpabili labirinti dell’atmosfera, fra nuvole e correnti, nevischi e saette, affacciati da ceste di vimini o sigillati in sfere d’acciaio, sempre più in alto, sopra i tetti di Versailles e di Parigi, sopra i ghiacci della banchisa polare, sopra commosse folle osannanti e sopra acuminate rocce minaccianti; su su su a perdifiato fino alla stratosfera, giù giù giù a capofitto nelle onde adriatiche o nelle nevi scandinave, precipitevolissimevolmente.
  17. Suriname (1992) – Iconografia: Frutti, fiori e insetti a vivaci colori dall’opera (XVII sec.) di Maria S. Merian
    Ovvero avventure nella Guyana olandese alla caccia di schiavi fuggiaschi e di insetti tropicali Nel torrido rigoglio di vegetazione e di belve chiamato Guyana la cupidigia degli scopritori d’America ambientò la favola mineraria dell’Eldorado. L’oculata laboriosità olandese vi scorse invece la possibilità di dar vita a fiorenti piantagioni; nacque così la colonia del Suriname. Fra i meandri dei suoi rapinosi fiumi e sotto le volte delle sue lussureggianti foreste penano i protagonisti di questo libro. Le tavole si devono al pennello di Maria Sibylla Merian, una gentildonna che sul finire del Seicento si imbarcò per il Suriname dove divenne osservatrice attenta e fedele pittrice dell’insetteria tropicale.
  18. Wingandacoa (1992) – Iconografia: Disegni di John White di indiani e animali, inc. e acquarellati da T. de Bry
    Ovvero la Colonia Perduta Tenace propugnatore di imprese coloniali sventate, Sir Walter Raleigh volle vedere, in un infido connubio di acque, foreste e subdoli indiani situato sulla costa atlantica dell’America settentrionale, il Messico dell’Inghilterra elisabettiana. Chiamò quel dubbio eden Virginia in onore della sua nubile regina, e vi inviò successive spedizioni tutte sfortunate, l’ultima delle quali fu inghiottita nel nulla, dando origine al mistero della Colonia Perduta. I testi degli scopritori, dei colonizzatori e dei soccorritori sono accompagnati dagli acquarelli di John White, che partecipò alla prima spedizione del 1585 quale illustratore, e tornò poi fra quegli acquitrini come governatore per fondarvi la Città di Raleigh.
  19. Babilonia (1992) – Iconografia: Miniature e dipinti (Bruegel ecc.) raffiguranti la costruzione d.la torre di Babele
    Ovvero miserandi avanzi di perdute grandezze Città di tracotanti sfidatori di Dio e della statica, di regine adultere e uxoricide, di torvi sacerdoti astrologi, di esuli ebrei dediti a lamenti corali, capitale di una Mesopotamia da scenografia scaligera, ridotta infine dall’ira di un dio essenzialmente invidioso a scoscese ondulazioni di muraglie dirute, Babilonia è sempre stata più un luogo dello spirito che una città di questa terra. In queste pagine ci conducono a passeggio fra le sue macerie, in cerca di opinabili incantesimi della desolazione, i primi europei che le riscoprirono, sulla scorta di testi classici. Un’appendice dedicata al più conturbante edificio mai costruito dall’uomo, la Torre di Babele, raccoglie i testi dedicati a quella smisurata ambizione; mentre le immagini ne compongono un’antologia pittorica dal Duecento al Seicento.
  20. Nueva España (1992) – Iconografia: Dipinti ritraenti i vari gradi e aspetti dei meticci del Messico
    Travolto dall’uragano corazzato e ippomontato dei Conquistadores, il Messico azteco fu trasformato nel corso del Cinquecento nella Nuova Spagna, mecca dei missionari, scatenati in battesimi di massa degli sbigottiti indios, e dei minerari esaltati dalle ricchezze inesauribili dei giacimenti d’argento. Da quel forzato connubio tra un’Europa sopraffattrice e un’America indifesa nacque una società coloniale ibrida e rigidamente stratificata, basata sulle differenze di razza. Scandito dal catalogo iconografico delle sedici categorie di meticci, questo volume offre un vivacissimo quadro della vita quotidiana neoispanica.
  21. Vulcania (1993) – Iconografia: Tempere di Fabris di eruzioni del Vesuvio, fiumi di lava e pietre vulcaniche
    Ovvero su e giù per il Vesuvio Irritabile meraviglia della Natura, incombente come un’affascinante minaccia, il Vesuvio, sede della fucina di Vulcano per l’immaginazione mitopoietica degli antichi, fu in ogni tempo mèta di ardimentosi indagatori che ne scalarono le pendici attirati dai dubbi incanti dell’orrido. In questo volume, oltre a una storia delle sussultanti vicende dello Sterminator Vesèvo e alla descrizione di tre delle sue più esibizionistiche eruzioni, il lettore troverà un florilegio di temerarie escursioni di scienziati, curiosi, letterati e damigelle nel suo infernale cratere, tra pennacchi di fumo, colate di lava, piogge di lapilli e folate di cenere, nonché una serie di immagini dello stizzito vulcano tratte da Campi Phlegraei di Sir William Hamilton, del 1776.
  22. Masovia (1993) – Iconografia: Vedute polacche di Bernardo Belllotto, con nota alle immagini di R. Longhi
    La Varsavia del Settecento, capitale di un composito regno che signoreggiava i mercanti tedeschi dei Danzica, i cosacchi del Don e gli orsi delle foreste lituane.
  23. Tsu-Ching-Cheng (1993) – Iconografia: Stampe a colori illustranti supplizi e torture in uso nella vecchia Cina
    Ovvero la Purpurea Città Proibita di Pechino, con un picnic nel Palazzo d’Estate Nel cuore di Pechino, racchiusa da muraglie invalicabili ai comuni mortali, la Città Proibita ospitava la sacra persona del sovrano del Celeste Impero, dio in terra la cui osservanza di riti e cerimoniali millenari assicurava l’esistenza stessa dell’immensa Cina. Nessuno, tranne gli eunuchi di corte, poteva penetrare nei più segreti recessi dei palazzi imperiali. Questo libro, illustrato con una serie di incisioni acquarellate sulle mirabolanti torture cinesi, ci conduce al di là di quelle temibili soglie grazie alle con?denze di un eunuco dell’Imperatrice Madre sugli splendori degli ultimi Manciù; e ci fa visitare una Città Proibita devastata e abbandonata, dopo la rivolta dei Boxers del 1900 e la conseguente occupazione di Pechino da parte del corpo di spedizione europeo.
  24. Zululand (1993) – Iconografia: Acquerelli di animali e di costumi e scene di vita zulù (prima metà dell’800)
    Ovvero avventure e disavventure fra i selvaggi dell’Africa Australe Ai tempi in cui Bonaparte sconvolgeva le mappe d’Europa, un suo inconscio imitatore ignudo e coronato di piume si guadagnava il titolo di Napoleone Nero soggiogando le popolazioni cafre dell’Africa Australe e creando l’impero zulù, monarchia militare fondata sullo sterminio dei resistenti e sull’assimilazione dei superstiti. Fra quelle temibili selve di zagaglie si spinsero, brandendo bibbie e collanine di vetro, tenaci missionari infiammati dal pio miraggio di convertire un intero reame di barbari. Uno di loro, il tenente di marina Gardiner, ci narra le sue vicissitudini più esilaranti che drammatiche alla corte del ferocissimo re degli zulù Dingarn, illustrate con le sue stesse incisioni e con gli acquarelli che il pittore Samuel Daniell eseguì in Sudafrica nel 1805.
  25. Tupia (1994) – Iconografia: Incisioni acquarellate di Theodor de Bry (XVI sec.) ambientate in Brasile
    Ovvero Brasile antropofago Túpia era sulle mappe cinquecentesche il paese dei tupí, indigeni brasiliani ai cui peculiari gusti gastronomici dobbiamo la più bella storia di cannibalismo mai narrata: l’avventura di Hans Staden, il cannoniere tedesco che, recatosi a cercar fortuna nel Brasile da poco scoperto, fu catturato da una tribù tupí e passò tra quei feroci lunghi mesi, in attesa di un festino del quale doveva essere la portata principale. La scampò per raccontarla; e il suo libro, pubblicato nel 1557 con le stesse incisioni acquarellate di Theodor de Bry che ornano la nostra edizione, rovesciò definitivamente la visione edenica del Brasile che si aveva fino allora sulla base dei resoconti dei primi viaggiatori e che incantò Tommaso Moro, Rabelais, Ronsard e Montaigne.
  26. Beciuania (1994) – Iconografia: Stampe colorate a mano di paesaggi africani e indigeni
    E le Sette Città di Cíbola, ovvero Laggiù nell’Arizona Come l’introvabile Eldorado, le Sette Città di Cíbola e il reame di Quivera furono uno degli aurei miraggi che attirarono, dopo la conquista del Messico e del Perù, avidi avventurieri in cerca di ricchezze. In questo volume, fra i canyons e le mesete di quella che poi si sarebbe chiamata Arizona, vediamo aggirarsi la delusa spedizione cinquecentesca di Francisco Vázquez de Coronado, seguita a tre secoli di distanza da ardimentosi viaggiatori intenti a tracciare percorsi ferroviari fra le insidie di indomabili tribù apache, mentre David Herbert Lawrence si lascia affascinare dai primitivi incanti dei festosi indiani Hopi, i cui artisti dipinsero le immagini che ne illustrano le pagine.
  27. Anáhuac (1994) – Iconografia: Pantheon azteco, figure popolari, animali, dal manoscritto di padre Sahagún
    Ovvero la Conquista del Messico. Un giorno dell’aprile 1519, sulla spiaggia della baia di Campeche, un suddito dell’impero azteco disegnava su una foglia di agave da inviarsi al suo signore l’incredibile spettacolo che aveva davanti agli occhi: immense case galleggianti, uomini dalla pelle bianca, dalle lunghe barbe e dai corsetti di metallo luccicante, armi che tuonavano sputando fumo e fuoco e inauditi quadrupedi sui quali quei visitatori potevano montare e smontare a volontà. Quando l’imperatore ricevette quelle notizie iconografiche, che dovevano somigliare molto alle figure del codice azteco che ornano queste pagine, ne fu terrorizzato, e fece sgozzare alcune vittime umane per lavare col sangue il messaggero. Pochi giorni dopo Hernán Cortés marciò verso l’altipiano, verso la favolosa Tenochtitlán arroccata fra le lagune nella vallata dell’Anáhuac, cuore del Messico, alla conquista di un impero.
  28. Quivera (1994) – Iconografia: […]
    E le Sette Città di Cíbola, ovvero Laggiù nell’Arizona Come l’introvabile Eldorado, le Sette Città di Cíbola e il reame di Quivera furono uno degli aurei miraggi che attirarono, dopo la conquista del Messico e del Perù, avidi avventurieri in cerca di ricchezze. In questo volume, fra i canyons e le mesete di quella che poi si sarebbe chiamata Arizona, vediamo aggirarsi la delusa spedizione cinquecentesca di Francisco Vázquez de Coronado, seguita a tre secoli di distanza da ardimentosi viaggiatori intenti a tracciare percorsi ferroviari fra le insidie di indomabili tribù apache, mentre David Herbert Lawrence si lascia affascinare dai primitivi incanti dei festosi indiani Hopi, i cui artisti dipinsero le immagini che ne illustrano le pagine.
  29. Ling-Man (1994) – Iconografia: Album di vedute cinesi acquarellate (XVIII sec.) da Sotheby’s
    Ovvero alla scoperta della Cina marittima, con un’escursione sulla misteriosa isola di Hainan L’impatto dei Diavoli Bianchi con i grandi porti della Cina meridionale: infidi mandarini, curiosi generali, bonzi ostili, pirati marittimi e fluviali.
  30. Huasteca (1994) – Iconografia: Vedute di Veracruz, dei suoi dintorni, dei suoi abitanti di H, Blanchard
    Ovvero Messico imperiale Una delle più affascinanti trame inventate da quel fantasioso drammaturgo che usiamo chiamare Storia è la vicenda di Massimiliano d’Asburgo, elevato da subdoli interessi altrui al trono di un improbabile Impero del Messico, abbandonato poi dagli infidi alleati francesi e fucilato su una collina in fiore da un plotone di rivoluzionari in sombrero, mentre sua moglie Carlotta del Belgio era impazzita qualche mese prima in Vaticano cercando di ottenere un impossibile aiuto dal papa. Al suo sogno messicano è dedicato questo libro, che narra il viaggio della coppia imperiale da Miramare al funesto impero con le parole di una dama di compagnia di Carlotta e i disegni di un pittore francese al seguito del corpo di spedizione.
Note editoriali Prestigiosissima (e rara) edizione di Franco Maria Ricci (FMR), a copertina rigida in seta nera “Orient”, con plancetta a colori, impressioni in oro e cofanetto, stampata in carattere tipicamente Bodoniano su carta a mano avoriata delle Cartiere Miliani di Fabriano. Stato di conservazione: Più che Ottimo [i tomi sono in condizioni pressoché perfette, senza strappi, rovinature, sottolineature, segni a penna o altre caratteristiche deturpanti l’estetica; i cofanetti sono conservati molto bene, anche se su alcuni di essi è riscontrabile una leggera usura (da sfregamento), assolutamente non grave, soprattutto agli spigoli].

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Peso 30 kg
Dimensioni 17 x 26 x 99 cm
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